Agli italiani piacciono gli squali

Europee 2014. Il dato del PD oltre il 40% ci racconta che gli italiani continuano ad essere bisognosi del “leader carismatico”. Agli italiani piace così: showman, magnanimo e, diciamolo, un po’ squalo.

Il profilo del leader che ce la fa in Italia è sempre questo: un abile comunicatore (Venghino siori venghino a veder le maraviglie del futuro!) , sempre presente (somministrazione via etere 2 volte al dì ore pasti), prestigiatore  (ti metto la tassa, ti tolgo la tassa, dove sono gli 80 euro?) e spregiudicato.

Doti che Renzi ha e che aveva anche Berlusconi.

Principalmente deve però essere uno squalo, uno capace in poche mosse di far fuori l’avversario, anche se dello stesso partito come in questo caso fu il mediocre Enrico Letta. Insomma, per essere votato, il leader deve avere uno scalpo in mano, l’italiano vuole la garanzia di poter votare uno con pochi scrupoli, chissà, sarà un’ancestrale paura dell’invasore che ci portiamo nel DNA a farci desiderare uno un po’ feroce a capo del sistema.

Ed eccolo qua: anticipato dal lavoro delle ruspe della stampa e delle televisioni italiane, trionfare il ragazzo della Ruota della Fortuna Matteo Renzi, quello che in classe era mediamente simpaticone ma dal quale era meglio guardarsi le spalle perché poteva fare la spiata e che qualche volta entrava anche se c’era manifestazione, soprattutto quando il motivo della manifestazione era troppo da comunisti, perché magari a Mediaset se ne sarebbero accorti il giorno in cui avesse fatto il provino per condurre Controcampo.

Difficile stare sereni, eppure, non lo nego, l’inquietudine attuale è meno sgradevole del terrore vero dell’epoca in cui queste cifre le raggiungeva Berlusconi, per onor di cronaca mai da solo ma sempre in coalizione.

Un 40% un partito da solo non lo beccava dai tempi della DC.

Eccola, la DC, difficile notare la differenza tra la balena bianca e l’attuale PD, scrutando la storia politica ed i curriculum dei suoi uomini e delle sue donne. Non stupisce molto che quel “si stava meglio quando si stava peggio” che cominciava a sentirsi in giro si sia tradotto in questa clamorosa riesumazione della Prima Repubblica. Qualcuno, ho letto, la chiama Terza Repubblica, ma a me sembra proprio la Prima.

Beh, se questo assetto significasse la vera fine del ventennio berlusconiano e ci restituisse la situazione pregressa per poter scegliere questa volta un percorso diverso, tutto sommato sarebbe un’occasione. E lo può essere davvero, ma ci sono molti nodi da sciogliere.

Intanto questo PD è al governo con FI  e deve ancora raccontarci esattamente dove vuole andare in queste condizioni, quattro anni non son pochi da passare. Da un lato sono convinto che il PD tenterà la strada rapida verso le elezioni, prima che gli italiani cambino idea… D’altro canto il sospetto che in questo governo il PD stia comodo è altrettanto reale.

Il PD è quel partito che nel ventennio berlusconiano ha bruciato tutte le occasioni per interromperlo, è stato fondato da persone che hanno traghettato l’elettorato del PCI verso destra, è il partito che ha voluto salvare Berlusconi più volte e che ha fatto smarrire parte di quell’elettorato, fino all’attuale scelta di governo. Il PD ha vinto oggi perché ad un certo punto, stanco d’esser preso a schiaffi da tutti ha scelto di voler stare al potere a qualunque costo e la scelta è stata premiata. Dobbiamo prendere atto che all’italiano rassicura avere la larga intesa, così mangiano tutti e nessuno si fa male. Tutti, tranne un terzo del paese. Quel terzo che oggi è tragicamente diviso tra i 5 stelle e i “radicali” di sinistra e di destra.

Molti oggi scrivono degli errori di Grillo, possiamo convenire. Grillo paga il non aver dato fiducia alla gente del suo movimento, il non essersi fatto da parte, le sue mille contraddizioni, l’essere sostanzialmente solo un grande comico. Resta squalo a modo suo, ma a differenza di Renzi non ha nessuno scalpo in mano e non ha fatto regali a nessuno. Gli resta il merito d’aver messo insieme egregiamente lo scontento italiano, in attesa di un programma, quello resta l’elettorato più interessante per tutti.

L’altra Europa con Tsipras ha fatto il suo piccolo miracolo: senza mezzi e oscurata dai media è riuscita a tenere insieme quel 4 % di irriducibili, convinti, elettori della Resistenza, tra i quali mi colloco anch’io. Abbiamo sempre votato quell’area, anche se spesso i nostri esponenti di punta hanno fatto di tutto per farci perdere l’orientamento, ma mai la speranza.

Una Federazione della Sinistra è necessaria alla nostra democrazia, deve  esistere e custodire i valori fondamentali che fecero nascere a metà dell’800 il pensiero moderno della sinistra, e che fecero compiere agli uomini e alle donne i passi evolutivi più importanti  per quanto riguarda i diritti umani, emancipazione dei lavoratori, delle lavoratrici, liberazione parziale dagli imperialismi e dal nazi fascismo. No, non chiamiamoci più comunisti, non ci serve, lasciamo pure che sia il tempo a smarcare quella parola dalle nefandezze dei regimi stalinisti. Andiamo avanti e riprendiamo a lottare per i diritti delle persone, perché 20 anni di smarrimento e di inutili sperequazioni ideologiche c’hanno praticamente quasi dispersi.

Ripartire da Alexis Tsipras? In Europa sì, in Italia però dobbiamo costruire la nostra nuova identità, dare spazio agli uomini e alle donne che hanno continuato nonostante l’assenza di un partito di riferimento a resistere difendendo il territorio, i posti di lavoro, i diritti. A questi uomini e donne il compito di salvaguardare i valori, non le ideologie. Con l’augurio che tutto ciò ci permetta di superare piccole divisioni ed errori fatti in questo ventennio: dalle scelte strategiche sbagliate che hanno lasciato il PD libero di navigare verso destra alle derive giustizialiste interne, alla scelta di obiettivi sbagliati, all’allontanamento dai lavoratori, all’autoreferenzialità. Con umiltà e tanto lavoro si può risalire ed essere utili al paese.

Continuo a pensare al PD come la reincarnazione della DC e nella DC c’era anche la corrente di sinistra… Forse il PD attuale è la forma di DC con la corrente di sinistra più forte di tutti i tempi. Il PD ha una politica economica di destra: è liberista, vuole privatizzare, vendere il patrimonio dello Stato, ha forte sostegno dagli imprenditori, è più influenzabile da Standard & Poor’s che dai sindacati, tutto questo è evidente, ma il PD ha anche al suo interno persone alle quali si possono ancora concedere credenziali laiche e di rispetto dei diritti delle persone, auguriamoci che sia almeno questa un’occasione. Una Federazione di Sinistra che non si comporti come Grillo ha il dovere di crescere e di cercare il dialogo, essendo per ora opposizione e per giunta extraparlamentare qui da noi. Lontano dal Parlamento e dai riflettori si può lavorare bene e prepararsi da subito alla prossima fondamentale occasione, facciamolo.

Ciò che non si deve sottovalutare è che le destre si riorganizzeranno presto e che il pericolo più grosso è che sia il PD a guardare ancora da quella parte, dobbiamo crescere a sinistra e non essere snob rispetto alle persone ed ai motivi che hanno portato molta gente a credere nei 5 stelle. Ci sono cose ottime del Movimento che sarebbe stupido non riconoscere, il valore fondamentale che ci unisce a quelle persone e a quell’elettorato è un urgente e disperato bisogno di onestà e di legalità. Non è poco e soprattutto è il fianco debole del PD che soffre i suoi Greganti e i suoi Genovese. Nella Federazione della Sinistra che deve nascere è giusto tenere al primo posto questi valori diventati prerogativa pentastellata, per tutto il resto abbiamo idee valide, moderne che si sono lette nei programmi dell’avanguardia della sinistra europea, idee che non prevedono la Rivoluzione ma l’Evoluzione, mi sembra, ad oggi, una conquista.

Infine un po’ di nostalgia per questo semplice sistema proporzionale m’è venuta. Lo sbarramento è troppo alto, sarebbe più logico un 2%, ma perché non lo si considera più un buon sistema? Vogliamo dare un premio alla maggioranza? Potrebbe essere corrispondente ai voti delle liste che non raggiungono il 2%. Stop, fine dei meccanismi cervellotici. Le alleanze i partiti le facciano sui contenuti, non sulle circoscrizioni, non su norme occulte. Proporzionale e preferenze, per votare persone e non apparati. Tanto se di larga intesa dobbiamo morire, questo avverrà comunque.

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NO a questa Via d’Acqua inutile, costosa e brutta

Il progetto del canale che devasta Bosco in Città, Parco di Trenno e Parco delle Cave è un disastro, diciamolo pure, subito e a ragion veduta. In questo video già capite molto di quello che è successo, altri ce ne sono che lo spiegano ulteriormente, ma non c’è come camminare tra Trenno, il Bosco e le Cave per capire cosa vogliono fare. Io l’ho fatto oggi. Sarà un’opera inutile e brutta, per la quale si sta per spendere una cifra FOLLE, che servirà solo a creare un laghetto artificiale al sito dell’Expo per qualche mese. Su cosa si dice diventerà il sito dell’Expo dopo, lascio a voi cercare in rete, così completate il quadro, a noi resterà un serpente di cemento in mezzo ai parchi. Il progetto bucolico delle vie d’acqua navigabili, della riscoperta di tratti dei Navigli di Leonardo, è sepolto da tempo, diciamo che non è mai esistito se non nello specchietto per le allodole usato dall’allora sindaco Moratti. Le cose sono tragicamente diverse nella realtà, sono state fatte senza informazione e sono stati ignorati progetti alternativi, studi firmati dal Politecnico, vi sono persino studi contrari a questa versione del canale fatti dal Ministero dei Lavori Pubblici.

Non si può dire che i cittadini ed Italia Nostra non abbiano fatto sentire la loro voce da subito, loro, le persone che da 40 anni curano il territorio ed hanno creato un’oasi per Milano.  Non si può dire che “i cittadini abbiano detto no a priori”, nessuno si è opposto all’idea: il nostro territorio è ideale per far scorrere corsi d’acqua e tutti hanno avuto interesse a che venisse fatto nel migliore dei modi, sfruttando anche le naturali predisposizioni del territorio, le rogge ed i canali esistenti. Ma i progetti sono cambiati fino a stravolgere il senso dell’operazione. Non ce ne facciamo nulla di un’opera del genere: non è utile, non può essere sfruttata per il trasporto, resterà secca per svariati mesi all’anno, sarà brutta e costerà uno sproposito.

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Milano è una storia di canali e Navigli . In altre epoche con tecnologie neanche paragonabili a quelle odierne e con meno risorse si sono realizzate opere funzionali ed armoniche, noi con 98 milioni di euro facciamo questo orrore? Sento che stiamo offendendo l’intelligenza del genere umano.

Caro Sindaco Pisapia, fermiamo questa opera inutile.

E’ indetta una manifestazione per DOMENICA 16 FEBBRAIO alle ORE 14 una manifestazione con cortei da Via Cancano e da M1 Bonola lungo il tragitto “via d’acqua” fino al ponte di Via Novara.

Altri appuntamenti:

Lunedì 10/2 ore 7 Presidio Via Cancano / Via Forze Armate

Martedì 11/2 ore 21 Assemblea alla Coop Ecopolis – Via Giorgi, 12 – Trenno

Su Facebook: difendiparcotrenno

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il capitale umano

Caro Babbo Natale 2013

Caro Babbo Natale,

quest’anno per la Festa d’Inverno ti chiedo di prestare attenzione alla mia città.

Milano.

Qualcuno qualche anno fa, ti ha chiesto di portarle l’Expo e tu, in buona fede, lo hai fatto, era più appropriato regalare carbone a quell’amministrazione ma tu sei stato fin troppo generoso.

Forse tu pensavi che Milano fosse ancora quella città simbolo dell’eccellenza produttiva, dell’efficienza, della trasparenza, pensavi di far del bene…

Ecco, forse non ti eri accorto che Milano era già cambiata da un bel po’, tant’è che i cittadini dopo qualche anno si sono stancati di vederla in mano a quella gente ed hanno cambiato direzione.

Speranze, che ora sono ad un passo dall’essere disattese.

Quindi ti chiedo di intervenire.

Regala ai signori di Expo, al nostro sindaco Giuliano, e a quello gnomo verde che governa la Longobardia, i seguenti doni:

– trasparenza

– onestà

– equilibrio

– coraggio

Ne hanno urgentemente bisogno.

Noi che viviamo qui non capiamo e non vediamo nulla di tutto ciò che era stato promesso per questo Expo. Ci avevano detto che questa occasione sarebbe stata volano per l’economia locale, che ci avrebbe restituito una città trasformata: più verde, sicura, efficiente e bella.

Ora siccome in 18 mesi queste cose non le puoi fare, temiamo che ci abbiano preso un po’ per i fondelli.

Siamo ottimisti, loro hanno bisogno dei tuoi doni, per fare meglio, e noi generosamente gli diamo un’altra possibilità.

Ma se capiremo che la città che ci restituiscono è la stessa di prima con in più un paio di inutili canali ottenuti sventrando i nostri parchi, che il sito dell’Expo una volta passata la festa diventerà territorio di speculazione, che nei mesi dell’Expo in città non avverrà nulla di straordinario che invogli le persone a restare a Milano una volta visitato il sito, se capiremo che milioni di euro sono stati buttati al vento e finiti nelle mani dei taglieggiatori, allora saremo tutt’altro che ottimisti e pazienti.

Non voglio che la mia città faccia figure di questo genere.

Non voglio che piovano avvisi di garanzia post-Expo e scoprire che ci hanno rubato anche le mutande, a sto punto meglio che arrivino prima.

Non voglio che ci tolgano l’ennesima occasione che ci spetta.

Gli stessi doni comunque falli anche ai cittadini milanesi, che più di tutti hanno la possibilità di fare qualcosa.

“Milano siamo noi”, si canta in tutte e due le curve.

Milano è quella città che amiamo nonostante tutto.

Milano è quel patrimonio di vite e menti illuminate che ora riposano al Famedio del Monumentale e che l’hanno fatta grande.

Milano è solidarietà.

Milano è Aniasi che dava 300milioni agli operai in sciopero.

Milano è Miracolo a Milano.

Milano è quelle vampate di partecipazione che ti fanno sentire che qui ancora si può.

Milano ti faceva una domanda in tedesco e ti rispondeva in siciliano, ora ti fa una domanda in cinese e ti risponde in arabo, e non è un problema, ma è vita.

Milano sembra che dorma sotto la scighera poi ti esplode in un arcobaleno.

Milano, si fa presto a dire “pirla”.

Milano, piazzale Loreto.

Milano, il panettone chissà se lo mangi l’anno prossimo.

Milano bella Giuliano che non passa mai la canna ma adesso passala che ci stiamo innervosendo.

Milano, buon Natale.

 

Ciao Babbo, me racumandi… ah, e dammi un po’ di tempo in più che non esiste che qua scriva una volta all’anno!

Caro Babbo Natale 2012

Caro Babbo,

i Maya si erano sbagliati, posso ancora scriverti. Non ci credeva nessuno, o quasi, a questa fine del mondo, però ne parlavano tutti. Dev’essere stata quella necessità di cambiamento che ti fa desiderare ad un certo punto qualcosa, qualunque cosa, purché si cambi. No, non è una bella storia, è chiaro, comprensibile: anche quest’anno le cose non sono andate bene e quindi, esausti, ci si attacca alle illusioni, alle superstizioni.

Veniamo a noi, Babbo. L’anno scorso ci hai fatto il cosiddetto “regalo utile”, quello che si fa in tempi di crisi: il governo tecnico; eri così convinto di fare una cosa giusta che ce l’avevi portato addirittura qualche giorno prima di Natale, era un regalo a tempo determinato e quello, tecnico com’è, qualche giorno prima di Natale, s’è defilato. Meglio farsi le vacanze tranquilli, deve aver pensato. Non è andato molto bene questo governo sai? Tra lacrime di coccodrillo, austerità e tasse ne ha prese su un po’ da tutti e ha lasciato le cose più o meno identiche, stava simpatico solo ai tedeschi. Un giorno, era aprile, il ministro della Cultura di questo governo venne a Milano, al Piccolo Teatro a parlare dello stato generale del sistema-cultura e io c’ero. Gli furono parati davanti gli innumerevoli problemi e i frutti delle disastrose politiche degli ultimi vent’anni: una situazione raccapricciante. Tutti si attendevano qualcosa, magari un’operazione tecnica che rimettesse in moto l’attività, sai cosa disse, invece, Ornaghi il 16 aprile? Che era a fine mandato e che ci saremmo dovuti aspettare nulla di più che un’indicazione da questo governo, niente riforme, niente di niente. Aveva 8 mesi davanti e già sedeva lì da 5 mesi, ma si sentiva a fine corsa. In sostanza l’abbiamo pagato più di un anno per fare nulla, e la cosa grave è che tutto ciò è successo nel silenzio totale. E’ possibile che un ministro, con nonchalance, intaschi lo stipendio e si sottragga completamente ai suoi compiti mentre un paese cade a pezzi? In Italia sì, in Danimarca, ad esempio, no. La sua collega Fornero di cosucce ne ha fatte intanto, perché lui no?

Come lui tanti altri, ci sono costati un patrimonio, gli è stato chiesto di ridurre anche questo costo ma non l’hanno fatto, e se non l’hanno fatto loro di sicuro non lo faranno i prossimi politici che entreranno.

Lascia perdere i regali tecnici Babbo, abbiamo bisogno di regali fatti col cuore, abbiamo bisogno di regali che siano sogni, ideali, speranze, dobbiamo entusiasmarci, non possiamo affidare il nostro futuro a burocrati mortiferi.

Però Babbo, tu devi sintonizzarti un po’ meglio: hai percepito che non eravamo contenti dei tecnici, devi aver capito che eravamo più tristi di prima e allora hai riesumato il nanetto pagliaccio che in questi giorni è tornato nelle vetrine. No, Babbo, ti abbiamo già detto che quel gioco non ci piaceva, ridevamo di lui, a volte, per non piangere di noi: spaventava i bambini, trattava male le donne e si faceva i fatti suoi tutto il tempo, se c’è stato un aspetto positivo quest’anno è stato proprio il piacere di non doverlo sentire per un po’, anzi ti dirò di più, questo piacere è stato addirittura scambiato per soddisfazione nel nuovo governo. Era tanto disgustoso il precedente che solo il fatto di non averlo più rendeva quello in corso commestibile. Quindi che ti salta in mente? Rimettilo in soffitta e non tirarlo più fuori!

Insomma se proprio non hai niente di meglio, puoi anche non regalarci niente e lasciare che ci scegliamo noi il regalo quest’anno…

Cavoli Babbo, l’ho trovata la richiesta di quest’anno: lasciaci scegliere, lasciaci ricordare che siamo una democrazia e che il futuro ce lo possiamo costruire noi. Dacci una mano a dirlo a tutti, ricorda ad alcuni ed insegna ad altri che della società bisogna occuparsene sempre, che è compito nostro decidere come debbano andare le cose, che alzare la voce e farsi sentire è un nostro diritto e che dobbiamo esercitarlo costantemente. Insomma, vèstiti un po’ da sindacalista, portaci cartelli e megafoni, regala la Costituzione, lo Statuto dei Lavoratori. Ti aspettiamo in corteo, se vieni anche tu spacchiamo di brutto, avrai qualche diritto da rivendicare anche tu no? Ad esempio, trovi giusto che, alla tua età, tu non sia ancora in pensione? E dai… alza le chiappe e fatti sentire, se aspetti i ministri non ci andrai mai in pensione!

Cerca di andarci con Napolitano, dai, magari ci scappa qualcosa anche per te che sei sempre stato “liberal” e conservatore, ora lui è confuso, non si ricorda più un cazzo della sua vita e gli stanno simpatici quelli come te che prima gli erano antipatici, pensa: fa senatori a vita i bocconiani, commuta le pene in sanzioni ai giornalisti fascisti e riceve al Quirinale soldati mercenari assassini! Sì, è addirittura vergognoso, probabilmente è demenza senile, un altro effetto delle abitudini italiane: se non hanno già 80 anni non li facciamo presidenti. Non c’è mai da star sereni, pensa che ero contento anni fa che avessero fatto presidente un comunista…  Non voglio che gli italiani pensino che alle prossime elezioni, scegliendo qualcosa di nuovo e basta, risolvano tutto fino alla prossima. Non sarà mai così, chiunque sia eletto, va controllato, spinto, frenato, incoraggiato, sfiduciato, orientato. Insomma, la democrazia ce l’abbiamo ma non abbiamo ancora imparato ad usarla, regalaci il manuale d’uso, Babbo.

E regalaci una memoria migliore, qualche Terabyte in più ci serve: dimentichiamo tutto alla velocità della luce, cancelliamo quello che non ci piace e ce ne dimentichiamo a tal punto che se lo vediamo ricrescere non lo riconosciamo neanche. Siamo ignoranti del nostro passato e quindi facciamo sempre gli stessi discorsi. I nostri politici rubano, li becchiamo e allora qualcuno parla per qualche mese di “questione morale”, credendo di inventarsela e poi se ne dimentica alla velocità della luce. Ma per che cosa sono vissuti e morti Berlinguer e Pasolini? E naturalmente tanti altri…

Nel ricordare agli italiani i loro diritti, se puoi farmi questo regalo, ricorda anche che lo stato è laico, e che alla Chiesa Cattolica non dobbiamo dare più nulla, è più ricca di noi e poi… fosse almeno simpatica. Questo Papa è tenebroso, incazzato nero con i gay, nonostante sia piuttosto fashion, twitti e il gossip lo dia fidanzato con Georg, il suo segretario. Basta con l’omofobia, ma basta davvero o il prossimo dittatore ultracattolico che la storia incontrerà imbraccerà le parole di Benedetta come armi di distruzioni di massa. E’ già successo, anche questo.

Quanto a me babbo, i tempi sono ancora tosti, pazienza, sai che non mi arrendo, non sto qui a chiederti regali importanti, abbiamo già dato, ti chiedo il regalo-cazzata, quello che si vive esattamente uguale anche senza, quello che proprio proprio è una soddisfazione così… e tutto sommato è anche una cosa che a un certo punto dell’anno era nell’aria, poi invece…magari con una spintarella….insomma potresti far vendere il Milan a qualcun altro? Agli sceicchi, ai russi, ai tifosi, a chi vuoi… Non ce la faccio più, sono 20 anni…ormai non gliene frega più niente neanche a lui, dai dai dai…!

Buon Natale Babbo!

Gianluca

Piazza Fabio Chiesa

Oggi alle ore 17, la piana di via Boifava a Milano dove sorge il Teatro Ringhiera sarà ufficialmente intitolata a Fabio Chiesa alla presenza del sindaco Pisapia.

Fabio è sempre con noi e lo sarà sempre e ancora di più dopo questa giornata. Voglio ricordarlo oggi come allora, come tutti i giorni in cui il mio pensiero va a lui, ai suoi sorrisi, alla sua gioia di vivere che mi porto dentro. Ciao Fabio

Ho visto
il fiore più bello del prato morire
la natura stringersi commossa
le nuvole piangere
il vento suonare una musica
poi
un lungo applauso

ed ho pensato che è proprio così che dev’essere

quando il fiore più bello del prato muore
la natura si stringe commossa
le nuvole piangono
il vento suona una musica
poi
un lungo applauso

 

GDL

(Milano, giugno 2010)

Arrivano gli antidoti

Eccolo, ora c’è. E’ un lavoro lungo e articolato quello che mi ha portato insieme a tante altre persone a definire questo programma. Questo è il terzo anno che Anteprima89 ha assunto la forma di un festival, e siccome il 3 è un bel numero, si partiva fiduciosi, ma qualche mese fa c’era ancora tutto da inventare. Autunno 2011, Italia drogata dallo spread, pensieri sotto spirito della crisi, quadro politico ancora nel bunga-bunga, Milano ormai lontana dall’ebbrezza primaverile in attesa di qualcosa che cambi davvero e chissà se sarà vero, le difficoltà sempre maggiori degli artisti, dei colleghi che vedi tutti i giorni segnati dallo stress alla ricerca di qualcosa che assomigli ad un lavoro, lavoro che manca per tutti, gente sulle gru, mare Egeo in burrasca, e ti trovi davanti ad una birra a pensare che festival assomiglia molto a festa e non hai tutta questa voglia di festeggiare. E allora le dico tutte insieme le cose che mi vengono in mente e ascolto quelle che mi dice Federica Parolini, che di fronte a me ha lo stesso compito da svolgere pensando all’arte visiva. L’aperitivo si chiude così, sembra non sia successo nulla, si va via un po’ avvelenati per non aver ancora in mano un’idea. Invece, poi, sedimenta tutto qualche notte e mi sveglio un mattino con un desiderio: un antidoto. Un antidoto ai veleni che sono costretto a guardare, sentire, e toccare, che aggiunti a quelli che mi tocca respirare, bere e mangiare da troppo tempo diventano insopportabili.

E allora è qua l’idea: l’energia che devo dare a questo festival la voglio investire per cercare di stare meglio, dopo, e avere forse alla fine un motivo per festeggiare. Voglio antidoti da tenere nella mente, nelle tasche, fra le dita, in punta di lingua, da guardare, ripetere, gridare, sussurrare, li voglio cercare e tenere con me sempre pronti all’uso, per fronteggiare al volo, immediatamente, quelle piccole dosi di veleno che comincio ad assumere dal mattino quando mi sveglio. Ogni veleno, un antidoto, subito, che riequilibri il tutto.

E quindi è partita la ricerca: artisti, voi che antidoti conoscete? E voi tutti? Medici, professionisti, preti, giornalisti, fotografi, chiunque voi siate, ce l’avete un antidoto? L’avete visto in giro? Ce l’avete in testa? In mano? Sepolto? Cercatelo…

Portatelo, ecco tutto, ci aiuteremo, ascoltandoci.

Molti si sono appassionati a questa idea, qualcuno forse se n’è poi dimenticato probabilmente impegnato a fronteggiare qualche avvelenamento improvviso, pochi hanno girato le spalle, spero poi alla fine di incontrarli tutti nei prossimi giorni. Ci sono tantissime persone da ringraziare, ma adesso è ancora presto, prima devo presentarli e invitarvi a conoscerli da vicino.

Ecco il sommario, poi su www.anteprima89.org e tutti i social-canali di cui disponiamo si trovano i dettagli.

Venite, pensate anche voi ad un antidoto, o venite a cercarlo, l’invito è aperto e spazio ce n’è!

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